Triangolo

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c/o Marco Piva Art & Design Gallery, Via Maiocchi 9
20129 Milano

LUN-DOM 12.00-18.00

ARTISTI:
Nicole Colombo
Alighiero Boetti (Collezione Ramo)


Nicole Colombo risponde alle domande di
Irina Zucca Alessandrelli, curatrice della Collezione Ramo

Cos’è per te il disegno?
Mi piace affermare di occuparmi di scultura; inevitabilmente questo pone una serie di problematiche e dati di fatto, questioni concrete con le quali doversi confrontare. Ecco il disegno no. Il disegno è diventato per me lo spazio della libera espressione di quelli che sono una combinazione di sentimenti e immagini vissute, le quali non devono per forza sottostare alle leggi della fisica, uno spazio di consapevolezza e presa di coscienza, un rituale, dove poter svuotare anima e mente, setacciare e capire ciò che rimane.

Quali materiali, tecniche e processi creativi utilizzi quando lavori su carta?
Ho iniziato utilizzando dei rapidograph con inchiostro nero, a punta molto sottile. Il disegno è sempre in primis pensiero, studio. Doveva essere chiaro, in grado di restituire un’idea, schiavo quindi di quest’ultima, strumento. Poi qualcosa è cambiato; l’ho implementato inserendo il bianco e il grigio e infine china nera. Di conseguenza anche le carte sono cambiate; dai fogli bianchi a quelli con diverse gradazioni di grigio. Lo strumento è così diventato spazio di libertà e restituzione a tutti gli effetti. Non solo strumento, ma anche fine.

Perché hai scelto quest’opera della Collezione Ramo?
Sono sempre stata legata per molte ragioni diverse ad Alighiero Boetti; ricordo quando trovai una foto dove veniva ritratto insieme al suo cane, sembrava il mio, mi ha sempre fatto sorridere. 
C’è poi tutta la questione legata all’uso che faceva di oppiacei, il suo legame con l’Afghanistan, la fragilità e la complessità di un’essere umano, una condizione di vita che riportava nell’arte e quella sensazione di continua ricerca di sospensione. Una pratica quotidiana, un continuo porsi domande. Inoltre nel suo lavoro, come nel mio, la ripetizione risulta uno strumento in qualche modo ritualistico; lo stesso segno, gesto, schema, ripetuto per ore e ore, come una sorta di veicolo di spiritualità, di contemplazione. 
“Il certo e l’incerto”, uno l’opposto dell’altro in equilibrio, sistemati all’interno di una figura sicura, come il quadrato. Penso che lui immaginasse il tempo come qualcosa di positivo, quello che rendeva l’arte, Arte; io invece devo ammettere di non avere questo tipo di rapporto purtroppo, immagino il Tempo come qualcosa di brutale e inesorabile, incontrollabile e mi spaventa. Apprezzo molto il lavoro di Boetti perchè invece lui ha accettato qualcosa di profondamente umano.

Che valore ha per te il dialogo con i Maestri del ‘900?
Credo che il mio pensiero artistico si sia evoluto a partire dalla conoscenza dei grandi Maestri del ‘900 e che di conseguenza non può prescinderne. Ho sempre immaginato di vivere una vita come quella che viene raccontata nei libri di storia dell’arte, fatta di scambi tra artisti, trame complesse intessute di arte e vita. Spesso mi chiedo come avrebbero letto questa nostra realtà quelli che consideriamo i grandi Maestri del ‘900, cosa avrebbero detto di questo presente, quale sarebbe stata la necessità.

NICOLE COLOMBO (Monza, 1991) è un’artista la cui pratica si sviluppa attraverso sculture e installazioni, domestiche e di grande scala, capaci di creare tensione tra spazio e sguardo. La sua ricerca, di matrice antropologica, indaga le dicotomie dell’esperienza umana e la difficoltà di accettarne la coesistenza. Attraverso materiali come pelle, alluminio, legno, capelli sintetici, catene, plexiglass e ceramica, Colombo costruisce forme astratte, fortemente estetizzate e perturbanti, sospese tra comfort e disagio, desiderio e repulsione, forza e fragilità. Le opere diventano così lenti attraverso cui interrogare corpo, identità e realtà, aprendo spazi di libertà e resistenza.