ArtNoble Gallery

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Via Ponte di Legno 9,
20134 Milano

Mostra prorogata fino al 23 gennaio 2026
LUN-MAR CHIUSO
MER-VEN 14.30-18.30
SAB 11.00-16.00
DOM CHIUSO
(Consultare eventuali chiusure festive sul sito: artnoble.it)

ARTISTI: 
Pietro Fachini
Renato Guttuso (Collezione Ramo)


Pietro Fachini risponde alle domande di
Irina Zucca Alessandrelli, curatrice della Collezione Ramo

Cos’è per te il disegno?
Dal mio punto di vista il disegno è uno strumento esplorativo e di apprendimento legato all’osservazione, un mezzo di educazione e rigore interiore, un gesto che mi pone in contatto diretto con il reale per trovarne una sintesi.
Il disegno riesce a materializzare una visione permettendo così un’analisi concreta degli equilibri armonici perché consente di apprendere come è costituito l’ambiente intorno a noi attraverso un sistema occhio-mente-mano che registra informazioni in maniera molto profonda e di conseguenza è anche un indice di sincerità dell’atteggiamento verso ciò che ci circonda. 
Tramite questo mezzo emergono segni in grado di sorprendermi, si esasperano forme e tensioni. Se lo sguardo, il gesto e il pensiero sono appunto sinceri, ovvero non cercano di assoggettare la realtà con la volontà di affermare il proprio punto di vista, ma la indagano, il disegno diventa creare una relazione tra l’interiorità ed il mondo esteriore. 
In conclusione, il disegno è sia un esercizio pratico che un allenamento, una sorta di meditazione alla concentrazione e al silenzio intellettuale.

Quali materiali, tecniche e processi creativi utilizzi quando lavori su carta?
Ultimamente prediligo in maniera quasi totalizzante un tipo di matita, la sanguigna grassa, perché mi consente di modulare il tratto ed il grado di dettaglio in maniera abbastanza ampia e di avere un segno che scorre con fluidità. La sanguigna mi permette di sviluppare una ricerca molto istintiva, ripetitiva se necessario, ed è anche molto pratica per disegnare all’aperto, mentre la carta che mi è più affine è quella da spolvero perché umile. 
Se intendo dipingere un soggetto che non conosco con confidenza, cerco di studiarlo dal vero nell’ambiente più naturale possibile per intendere non solo le caratteristiche estetiche ma anche sostanziali, come ad esempio il comportamento, attraverso lunghe sessioni di disegno nelle quali cerco di annullare il più possibile la mia presenza per permettere il manifestarsi della spontaneità. 
In questa serie dedicata ai galli è ben visibile questo mio approccio: il gallo è infatti un animale che non avevo mai approfondito con serietà e, per arrivare a determinare che tipologia di lavoro avrei fatto su di loro, ho dovuto studiarli a fondo recandomi negli allevamenti, ai mercati, ai combattimenti nelle arene ed inserire il disegno nei tempi di vita con loro. Così, con la sedia pieghevole da campeggio, ho passato ore e ore di fronte a questi animali. 
L’indagine è visibile anche del segno che esprime al meglio certe caratteristiche. Per me diventa quindi necessario collezionare segni e, dalla moltitudine di disegni fatti, ne estrapolo una selezione che, per essere portata a termine, richiede quasi sempre qualche giorno di attesa al fine di “pulire lo sguardo” per capire se nei disegni ho colto ciò che ho sentito mentre stavo di fronte al soggetto prescelto. 
Certe volte scopro cosa cerco, capisco se è necessario continuare e tornare a disegnare o se invece ci siamo. Ci può volere molto tempo (ad esempio, ho dovuto studiare le sughere sarde per anni). Quando sento di avere un buon grado di confidenza, di credere di sapere di cosa sto parlando, indentifico la forma finale che può avere il lavoro: se deve essere un dipinto, una stampa o qualcosa di più sperimentale, se sarà autonomo o dovrà generare un discorso con più elementi.
Il disegno per me è l’anticamera di studio e meditativa per giungere a realizzare tutte le mie opere. 
Una volta disegnavo col solo obiettivo di realizzare disegni, ora come ora li ritengo una trasposizione concreta, ovvero appunti del processo creativo, tant’è che mi capita di riempirli di annotazioni per conservare la maggior quantità possibile di informazioni.

Perchè hai scelto quest’opera della Collezione Ramo?
Per due ragioni. La prima è che sento una profonda simpatia per il rapporto che Guttuso aveva con i suoi soggetti: andava nei mercati, lavorava sempre dal vero e questa pratica gli ha permesso di tessere sincere relazioni con il suo intorno. Quando ho visto il disegno dei polli appesi ho pensato fosse una coincidenza felicissima che avessi appena lavorato su questi animali durante una residenza artistica in Messico (insieme al mio amico e pittore Kevin Niggeler). La modalità di studio sorrideva molto alla pratica di Guttuso ed è questo che abbiamo esposto: la ricerca, come riflesso del processo di pensiero. 
La seconda motivazione è la schiettezza con cui Guttuso viveva e rappresentava le sue esperienze, le sue opere hanno infatti un taglio tale da farle diventare un atto politico. 
Per me giungere ai combattimenti di galli e condividerne l’esperienza si traduce inevitabilmente in una riflessione sul sociale perché è un’analisi del rapporto tra esseri umani e altri animali nella società. A differenza di Guttuso però non intendo schierarmi o manifestare il mio pensiero ma più che altro farmi portavoce del tema e generare dialoghi.

Che valore ha per te il dialogo con i Maestri del ‘900?
Rappresenta il desiderio di portare avanti un discorso che prosegue da secoli e che vede negli artisti del ‘900 gli ultimi testimoni (vorrei citarne alcuni per me di grande importanza: Braque, Michaux, Arp, Ernst, Burri, Brancusi, Kupka, Siqueiros, Freud, Topor). 
Durante il secolo scorso ci sono state delle intuizioni clamorose che mi hanno stimolato e di conseguenza hanno portato a grandi evoluzioni del mio pensiero in rapporto alla pratica, alla natura di ciò che facciamo e al valore della condivisione con il pubblico, che ritengo di reale responsabilità. 
Questo dialogo è un insegnamento sul fatto che, anche se è stato detto tutto, è inesauribile la natura dello sguardo che osserva questo tutto.

PIETRO FACHINI (Milano, 1994) si è formato a contatto con la pittura di tradizione fiamminga presso lo studio di Maurizio Bottoni. La profonda conoscenza tecnica diventa occasione di continua sperimentazione di nuovi materiali e pigmenti reperibili in natura. Nella sua opera è centrale l’esperienza del viaggio e il contatto con diverse culture che innescano un’indagine sui rapporti tra uomo e mondo animale. Lo strumento di questa ricerca è l’osservazione e il disegno dal vero, attraverso la realizzazione di opere con un segno rapido e istintivo per permettere al soggetto di emergere in modo spontaneo.