Alma Pearl

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Via dei Piatti 6, cit. 10, 
20123 Milano

LUN-SAB 11.00-19.00 
DOM 11.00-17.00

ARTISTI:
Margarita Gluzberg
Fausto Melotti (Collezione Ramo)


Margarita Gluzberg risponde alle domande di
Irina Zucca Alessandrelli, curatrice della Collezione Ramo

Cos’è per te il disegno?
Il disegno è un dispositivo di traduzione. L’articolato sistema di riferimenti, conoscenze, azioni e pensieri che l’artista genera e attraversa viene elaborato da un meccanismo profondamente umano per dare origine a una singolarità: il disegno.
Vedo inoltre il disegno come un’eco. Segni e forme si ripetono, vengono cancellati, invertiti, dilatati; si nascondono l’uno nell’altro per poi riaffiorare nuovamente alla visibilità. Il disegno intrattiene una relazione fondamentale con il suono: progressioni armoniche, modulazioni tonali, uso del tempo e del ritmo. Nella mia pratica, il disegno può essere al contempo partitura ed esecuzione.

Quali materiali, tecniche e processi creativi utilizzi nel lavoro su carta?
Negli ultimi tempi ho lavorato con matite “di seconda mano” provenienti dal XX secolo, con la consapevolezza che, una volta esaurite, determinate tonalità non potranno più essere sostituite. Questo introduce un principio ordinatore all’interno del lavoro: orienta le decisioni e definisce un sistema di limiti.
Alcune di queste matite sono già state utilizzate da altre persone, dando luogo a una sorta di insolita collaborazione con il materiale stesso. In questa scelta è forse presente anche una dimensione di attraversamento temporale, oltre a una specifica carica culturale: in che modo una matita americana degli anni Cinquanta si distingue da una matita sovietica degli anni Sessanta?
Anche qui il concetto di eco torna a configurarsi come un vero e proprio sistema di costruzione dell’immagine. Un pigmento non più prodotto continua a lasciare la propria traccia all’interno di un nuovo lavoro, manifestandosi come una presenza spettrale di un’industria ormai scomparsa.
Parallelamente, ho approfondito lo studio della musica del primo Barocco, nella quale gli effetti d’eco costituiscono un elemento centrale: fenomeni di risonanza e trasfigurazione attraverso lo spazio. L’eco è al cuore di questo nuovo corpus di opere e delle tecniche che utilizzo per sviluppare ciascuna immagine. Palinsesto e ricorrenza diventano essi stessi strumenti del disegno: una metodologia che tende verso una costruzione rigorosa e strutturale, senza rinunciare a una forte intensità emotiva.

Perché hai scelto quest’opera della Collezione Ramo?
Questo disegno possiede una straordinaria precisione d’intenti e affronta con grande chiarezza molte delle questioni che sto cercando di comprendere e articolare visivamente. È un’eco, una riverberazione spaziale, una sorta di enigma prospettico.
Quando mi sento attratta da un’opera, raramente ciò dipende da una somiglianza formale con il mio lavoro; piuttosto, riconosco in essa un’intenzione affine alla mia, qualcosa che genera una vicinanza spirituale alle sue origini.
Fausto Melotti fu a sua volta musicista e teorico della musica. Definiva le proprie opere come «uno spazio musicale strutturato nella costruzione dell’armonia» e ricorreva frequentemente a una terminologia musicale nei titoli, come Contrappunto o Variazione. Ho studiato musica e oggi vi ritorno come da un elemento strutturante fondamentale della mia pratica, attratto dalla sua capacità di operare simultaneamente sul piano formale e su quello emotivo.

Quale valore assume per te il dialogo con i maestri del Novecento?
Nessuno realizza il proprio lavoro in una condizione di totale isolamento. Ho sempre pensato che, per poter creare, sia necessario costruirsi una comunità di “amici immaginari”. Possono essere artisti, scrittori, compositori ai quali desideriamo idealmente accostare il nostro lavoro. Possono essere vivi o scomparsi; amici reali oppure persone mai incontrate. Eppure, continuano a costituire una parte integrante della nostra pratica.
Mettere il proprio lavoro in relazione con quello di un’altra epoca genera uno spazio di conversazione, un territorio condiviso in cui prende forma un’atmosfera capace di favorire alleanze inattese. È proprio in questo campo di risonanze che emergono nuove possibilità di lettura, connessioni trasversali e affinità impreviste.

MARGARITA GLUZBERG (Mosca, 1968) vive e lavora a Londra dal 1979. Ha studiato alla Ruskin School of Art dell’Università di Oxford e al Royal College of Art di Londra. La sua pratica multidisciplinare, incentrata sul disegno, comprende anche fotografia, installazione sonora e performance. Nelle sue opere intreccia riferimenti storici, autobiografici e culturali, esplorando le tensioni e le reciproche relazioni tra passato e presente, memoria e finzione, esperienza personale e immaginario collettivo, esplorando anche la politica del desiderio e i meccanismi attraverso cui la memoria costruisce e trasforma la realtà.