c/o Gallerie Guzzetti, Piazza Carlo Caneva 4
20133 Milano
LUN-DOM 12.00-19.00
ARTISTI:
Massinissa Selmani
Lucio Del Pezzo (Collezione Ramo)
Massinissa Selmani risponde alle domande di
Irina Zucca Alessandrelli, curatrice della Collezione Ramo
Cos’è per te il disegno?
Il disegno è uno strumento per pensare, un vocabolario che mi aiuta a comprendere il mondo che mi circonda; lo considero la prima forma di documentazione. È anche un campo di sperimentazione legge-ro e diretto, che offre una notevole autonomia. Le vignette politiche che hanno fatto parte della mia infanzia e della mia prima età adulta in Algeria mi hanno insegnato che è possibile affrontare temi complessi con umorismo e assurdità. Quel senso di distanza è rimasto con me e continua a plasmare il mio lavoro.
Quali materiali, tecniche e processi creativi utilizzi quando lavori su carta?
La maggior parte del mio materiale di partenza proviene da ritagli di giornali internazionali che ho raccolto nel corso degli anni, oltre che dagli appunti disegnati nei miei quaderni. Estraggo elementi visivamente incompatibili — sagome, frammenti architettonici, gesti, posture — e li rimuovo dal loro contesto originario per riunirli in modi inattesi. Il mio processo si basa sulla raccolta, la selezione, la ricontestualizzazione e la stratificazione. Dal punto di vista formale, tutto questo prende forma attraverso forme disegnate: disegni, brevi animazioni, installazioni e oggetti.
Perché hai scelto quest’opera della Collezione Ramo?
L’opera di Lucio Del Pezzo è stata per me una scoperta. In un primo momento sono stato attratto dal suo linguaggio grafico. Di fronte a Opera, sono rimasto colpito dall’economia della composizione e dal senso di quieto mistero che trasmette: l’obelisco sul suo piedistallo, le forme enigmatiche sullo sfondo, l’occhio racchiuso all’interno di un’ellisse, la fragile linea dell’orizzonte. Sembra sospesa in un luogo a metà tra il teatro e un’archeologia immaginaria. Ha attirato la mia attenzione anche la parola “OPERA” incisa sulla base. Essa apre simultaneamente a molteplici interpretazioni, funzionando sia come titolo sia come evento. Il disegno possiede una dimensione quasi metafisica che sento vicina e che si ritrova anche in alcune delle mie opere.
Che valore ha per te il dialogo con i Maestri del ‘900?
Il mio lavoro è plasmato dalla mia vita in Algeria, dalla letteratura algerina e da artisti e movimenti provenienti da diverse parti del mondo, in particolare dal Surrealismo belga. Non si tratta di una genealogia accademica. È una conversazione viva.
Il disegno di Del Pezzo riunisce architettura, Surrealismo e una dimensione metafisica che mi ricorda il mondo di Saul Steinberg. Il suo lavoro ha influenzato la mia pratica e il modo in cui penso al disegno — come a un linguaggio vivo e a un’estensione del pensiero

MASSINISSA SELMANI (Algeri, 1980), si forma in informatica in Algeria e all’École supérieure des beaux-arts di Tours. Sviluppa un linguaggio basato sul disegno, l’animazione e l’immagine documentaria, intrecciando fatti reali e costruzioni fittizie. Le sue scene, enigmatiche e spesso paradossali, rivelano l’assurdità dei comportamenti umani e le dinamiche di potere che attraversano lo spazio pubblico e l’architettura, in un equilibrio costante tra ironia e tragedia.

