RizzutoGallery

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c/o Park Associati, Via Garofalo 31
20133 Milano

LUN-DOM 11.00-19.00

ARTISTI:
Mattia Barbieri
Mario Schifano (Collezione Ramo)


Mattia Barbieri risponde alle domande di
Irina Zucca Alessandrelli, curatrice della Collezione Ramo

Cos’è per te il disegno?
Il disegno è rito e quotidianità: apre la mia giornata con il post-it del buongiorno lasciato sul tavolo della colazione per le bimbe che si sveglieranno e s’intrufola in ogni buona occasione per illustrare il menù che accompagna i pasti delle festività. Il disegno è la mano che continua a viaggiare senza contemplare l’errore, perché ogni segno che segue il precedente, porta in presa diretta l’equilibrio, laddove si era agito con impulso. Il disegno è origine, perché volendo lo si fa con nulla, come ad esempio con un ramo sulla sabbia in riva al mare, tuttavia può essere estremamente sofisticato quando ci si apre all’impiego di più strumenti. Il disegno è una pratica profondamente connaturata alla struttura del mio lavoro: tra disegno, pittura e scultura intercorre un rapporto di complementarietà e di equivalenza, una triade che affonda le proprie radici in un terreno comune, pur ramificandosi individualmente. Non disegno per progettare, mai. Disegno per disegnare. Probabilmente è la pratica più confidenziale, quella che ti dà tutto senza pretendere nulla in cambio. Forse è come avere un cane, anche se un cane io non ce l’ho.

Quali materiali, tecniche e processi creativi utilizzi quando lavori su carta?
Se scrive, se lo strumento lascia il segno, allora può essere impiegato per tracciare un disegno. China e pennino, aerografo, olio, collages, ogni mezzo è buono per tessere insieme le tipologie di segno che mi piace tanto quando è morbido e poi tagliente, acuto, fine, meticoloso e poi sgraziato, goffo, insomma quando la struttura viene infranta. Un po’ come il cortocircuito linguistico del motto di spirito e del gioco di parole generano reazione o ilarità, perché contravvengono alla regola, mettendo in discussione il senso stesso del linguaggio. Ogni segno non è mai inutile, perché come si potrebbe dire a Brescia “Fès is more”. Mi piace consumare risme intere, farne a centinaia, forse perché prediligo il processo al risultato finale di per sé. Il disegno è una sfida alla forma che richiede necessariamente prontezza di riflessi per abbandonarsi al divenire. Come in una gara automobilistica, cerco di mediare la spericolatezza di un pedale veloce con un volante concentrato. Comincio un buon numero di fogli contemporaneamente, in frenesia, per poi accoglierne ciascuno con la cura che si dedica a chi è unico.

Perché hai scelto quest’opera della Collezione Ramo?
Ho scelto VITALIANO È VELIERO di Mario Schifano, autore che ho sempre amato per la “frenesia puntuale” del suo lavoro, aspetto nel quale attraverso la  pratica, mi riconosco. Forse un po’ perché è come mi sento quando disegno. Spericolato, in GRANTURISMO.  Per questo, oltre al fatto che per farlo ha usato collage, pittura e matita, una tecnica mista di cui anche io mi servo per disegnare. Tutto dunque, purché scriva… tutto purché il disegno vada a gonfie vele!

Che valore ha per te il dialogo con i Maestri del ‘900
Ci sono nato nel ‘900. La loro presenza è preziosa quanto imprescindibile. In arte il passaggio del testimone avviene anche tra le fila delle rivoluzioni più brusche. Il dialogo talvolta è cosciente, altre, il genius loci trasmesso dalla nostra tradizione italiana s’impone, zuccherino dolceamaro. Nulla nasce dal nulla e la paternità di un gesto, di un soggetto o di un’estetica costituiscono l’ordine delle cose che va assorbito, processato e ritradotto. Chissà forse anche noi…

MATTIA BARBIERI, Brescia 1985, si diploma in Arti Visive all’Accademia di Belle Arti di Brera. Vive e lavora a Milano. Il suo lavoro si articola attraverso il disegno, la pittura e la scultura, discipline accomunate da una processualità costante e in continuo mutamento. Per Mattia Barbieri la pratica artistica è come un dialetto, una lingua a parte che possiede una propria grammatica e risponde solo a se stessa, il serbatoio all’interno del quale tutto confluisce: conoscenza e interessi, barzelletta e preghiera, lotta e pacificazione, introspezione ed esplorazione del mondo esterno.