Via dei Piatti 6, cit.10
20123 Milano MI
LUN-DOM 12.00-19.00
ARTISTI:
Katarzyna Wiesiolek
Irma Blank (Collezione Ramo)
Katarzyna Wiesiolek risponde alle domande di
Irina Zucca Alessandrelli, curatrice della Collezione Ramo
Cos’è per te il disegno?
Il disegno è il mio modo di osservare il mondo in silenzio. Stratificando veli delicati di pigmento direttamente sulla carta, lascio che i miei soggetti—spesso paesaggi—emergano gradualmente, senza imposizioni, secondo il loro ritmo e la loro luce. Il disegno diventa una sostanza viva, un luogo di equilibrio e sospensione, in bilico tra presenza e scomparsa. Sono attratta anche dalla storia raccontata dalla fragilità e dalla duttilità della carta stessa. Queste qualità invitano a uno sguardo continuo e attento. Ogni variazione, ogni esitazione si iscrive sulla superficie, come se il disegno respirasse silenziosamente. All’interno di questa tensione lieve, ogni soggetto trova il proprio posto—non come sfondo, ma come traccia sensibile di un momento percepito.
Quali materiali, tecniche e processi creativi utilizzi quando lavori su carta?
Lavoro principalmente con pigmenti puri, senza leganti, che applico direttamente sulla carta utilizzando spugne, pennelli o altri strumenti, a seconda dell’effetto desiderato. Alcuni di questi pigmenti li raccolgo a mano, altri li scelgo con cura per la loro capacità di evocare emozione—come i neri profondissimi, ad esempio il nero spinello. Al centro del mio processo creativo c’è la scelta della carta. La seleziono per la sua capacità di accogliere la fragilità del gesto, la densità dei toni e la luminosità dell’immagine. Preparo e assottiglio la superficie, offrendo ai pigmenti lo spazio per depositarsi, permettendo a variazioni sottili di emergere con delicatezza. La carta diventa un vero campo di dialogo tra materia e spazio. Dal mio studio, immerso nella luce naturale, lavoro attraverso tocchi e depositi successivi, in un ritmo lento, spesso intuitivo. Il paesaggio affiora gradualmente, senza disegno preliminare—come una forma che si rivela attraverso l’osservazione interiore. È un processo di presenza, silenzio e sottrazione, in cui l’equilibrio tra vuoto e saturazione, tra traccia e cancellazione, gioca un ruolo fondamentale.
Perché hai scelto quest’opera della Collezione Ramo?
Quest’opera di Irma Blank mi ha catturata all’istante. Sono stata subito attratta dall’originalità e dalla sottigliezza del suo approccio. Il suo uso del blu—senza dubbio il mio colore preferito—nei suoi toni netti e graduati, unito al suo gesto grafico inconfondibile, trasmetteva calma, evocando al tempo stesso un sogno, un enigma. È un’opera che non svela immediatamente tutte le sue risposte, e proprio per questo mi invita a interrogarmi su come forma e colore possano comunicare sensazioni al di là del linguaggio, toccando direttamente e intimamente l’emozione. Colpita anche dalla sua recente scomparsa, mi sento profondamente onorata di poter creare in dialogo con il suo lavoro—un’occasione per esprimere, a mio modo, la mia ammirazione.
Che valore ha per te il dialogo con i Maestri del ‘900?
Questo dialogo è inevitabile. I maestri esercitano un’influenza—a volte diffusa, ma inconfondibile—che descriverei come una sorta di “memoria silenziosa”. Una coscienza quieta che modella il nostro modo di vedere, per esempio, che cosa può essere un paesaggio. Artisti come Giorgio Morandi, Edward Hopper o Vija Celmins—che hanno dato voce alle forme più semplici e alla luce più sottile—mi ricordano con forza che la realtà non ha bisogno di essere spettacolare per essere profonda. Lavorando spesso con un approccio figurativo al paesaggio, mi sento molto vicina a questa ricerca dell’essenziale—questo desiderio di catturare l’attimo sospeso, il vuoto fertile. I maestri del Novecento ci hanno tramandato una forma di libertà: la libertà di rallentare, di guardare in modo diverso, di avere fiducia nel “quasi nulla”.
Il mio lavoro non cerca di imitarli, ma di proseguire questa conversazione—tra visibile e invisibile, tra materia e sensazione. In questo modo, il dialogo rimane vivo e strutturante, ancorandomi a una linea artistica che cerco di far risuonare nel presente.
KATARZYNA WIESIOLEK (Nowogard, Polonia, 1990) vive e lavora a Parigi. Utilizza la sua abilità tecnica per creare disegni iperrealistici che si confondono con le fotografie da cui hanno origine. Le immagini, immerse in una atmosfera malinconica, nascono dalla memoria dell’artista ed esplorano emozioni intime e personali. L’artista vuole creare un intreccio tra arte e scienza, per indagare il rapporto dell’uomo con i misteri dell’universo: l’astronomia, la fisica e la chimica convivono con una profonda riflessione sulla fugacità del tempo e sull’effimero.