Via Privata Massimiano 25
20134 Milano
LUN-SAB 11.00-19.00
DOM CHIUSO
ARTISTI:
Roberto de Pinto
Bruno Munari (Collezione Ramo)
Roberto de Pinto risponde alle domande di
Irina Zucca Alessandrelli, curatrice della Collezione Ramo
Cos’è per te il disegno?
Per me il disegno è la base di tutto. È da sempre il mio spazio libero di ricerca. Quando ancora non avevo una poetica definita, disegnare mi ha aiutato a trovare un alfabeto personale: i miei segni, le mie figure, il mio immaginario.
Quando disegno, la mano va veloce e “pensa” prima della testa. È una pratica in cui posso essere diretto ed essenziale: sincero. Il mio tratto è l’autoritratto più autentico che possa esistere.
Il disegno è onnipresente anche nella mia pratica pittorica. Ogni dipinto nasce da schizzi e studi su carta, e continua a vivere sulla tela attraverso l’uso di materiali come carboncini, sanguigne e grafiti, o tramite piccole incisioni minuziose e disegni trasferiti a monotipo sull’encausto ancora fresco. Pur avendo anche una funzione progettuale, per me il disegno è soprattutto un linguaggio autonomo. Ha una propria forza espressiva, capace con poco di essere opera.
Quali materiali, tecniche e processi creativi utilizzi quando lavori su carta?
Il carboncino è il materiale che più caratterizza i miei lavori su carta. Ne amo la fisicità: sporca le dita e lascia sul supporto impronte digitali incontrollabili, testimoni di un contatto fisico e diretto sul foglio. Prediligo carte da schizzo dai bianchi caldi e giallastri, porose ma lisce, perfette per accogliere segni fluidi e registrare la libertà di ogni gesto.
Negli ultimi anni ho esplorato molto il collage, lavorando per strappi, accostamenti e sovrapposizioni. In una serie di nature morte ho assemblato fogli preparati singolarmente con i pigmenti, intervenendo poi con un carboncino molto morbido per dare forma a dei fiori antropomorfi. Per una recente serie di “Capricci”, invece, ho sovrapposto sagome ricavate strappando i bordi di alcuni disegni a carboncino.
Ultimamente ho iniziato a considerare il disegno anche in una dimensione più installativa e scultorea. Ho avuto l’occasione di aumentare la scala di quelle stesse sagome, realizzandole su carta da spolvero, e posizionarle liberamente nello spazio.
Perché hai scelto quest’opera della Collezione Ramo?
Tra le opere della Collezione Ramo ho scelto il Senza titolo di Bruno Munari del 1966.
Cercavo nella collezione un ritratto, un volto… Mi ha colpito per la semplicità e l’intelligenza con cui un’espressione emerge dalla sola piegatura del foglio: un disegno che ragiona fuori dagli schemi. Il tema della maschera e dell’identità attraversa da sempre la mia ricerca, e sento che quest’opera possa dialogare con il mio lavoro in modo sottile e poco scontato, sia nell’approccio al supporto che nel “soggetto”.
Guardandola, ho pensato a come possiamo letteralmente modellare e piegare la nostra identità con le nostre mani. Trovo geniale come, in questo Munari, il segno sia affidato alla piega, e il chiaroscuro dipenda solo dal tono della carta e dalla luce che vi batte sopra.
Che valore ha per te il dialogo con i Maestri del ‘900?
Questo dialogo è un confronto con opere e maestri provenienti da un passato non troppo lontano, che hanno fatto la storia dell’arte e posto le basi per la nostra contemporaneità. I loro echi continuano a riverberare. Significa, perciò, trovare continuità e vicinanza con figure che, da emergente, ammiro profondamente e su cui ho studiato per definire la mia identità.
Il disegno, in particolare, permette di avvicinarsi a loro da una prospettiva intima, rivelando i lati meno noti e più immediati della loro ricerca.

ROBERTO DE PINTO (Bari 1996) ha studiato Pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano, dove attualmente vive e lavora. La sua ricerca si muove tra pittura e disegno. Al centro vi è un alter ego, quasi un autoritratto: una figura mediterranea, spesso svestita, colta in momenti di intimità ed ozio, attraverso la quale de Pinto esplora tematiche legate al corpo, alla sessualità e all’erotismo. Il maschile viene reinterpretato in una chiave fortemente emotiva e viene messo in relazione a natura e cultura.

